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IL TERRITORIO CHE SI RACCONTA: QUELLA MAPPA EMOZIONALE DELLA BASILICATA

Lo spoglio dei risultati del workshop è stato un momento di autentica scoperta per noi, che ci siamo ritrovati ra le mani la descrizione di una Basilicata ricca di contrasti e di controluci.

identhingsCi è piaciuta molto la varietà di oggetti suggeriti e trasformati, tutti portatori di un racconto, tutti estremamente ricchi di particolari.

 

  1. L’IDENTITA’

Moltissime le accezioni indicate per definire l’identità del territorio, per cui condividere, riconoscersi, appartenere, ricercare, avere delle tradizioni in comune, avere un legame, una certezza, la visione di un paesaggio di campagna, alberi, mare, coltivazioni, ma anche più semplicemente una condizione di esistenza, la necessità del tramandare che trasmette sicurezza, legittimazione del tempo, e allo stesso tempo definisce una forza, un richiamo, un’attrazione, un’anima collettiva per cui il linguaggio, i colori e le tradizioni sono un trait d’union non escludente.

 

  1. LE SENSAZIONI

Chi vive un territorio ha con esso un rapporto autentico che, come tale, non è immune da contrasti e senso di rivalsa. Così, ad esempio, la libertà, la speranza e la meraviglia convivono con il senso di repulsione, lo smarrimento e la rabbia. Diffusissimo un senso di attesa, probabilmente connesso ad una sorta di preoccupazione sociale che abbandona man mano la spensieratezza pur non perdendola mai di vista. La Basilicata è un luogo dell’infanzia, ma per chi ha scelto di rimanervi o vi è tornato deve diventare un luogo di operosità, bellezza, tenacia. Come coniugare la visceralità dell’appartenenza con una visione obiettiva che porta con sé anche inquietudine e voglia di fare? Con la creatività!

 

  1. I QUATTRO OGGETTI POETICI

L’elenco che ognuno ha composto dei quattro oggetti ritenuti più poetici del presente e del passato non si è di molto distaccato dal sentire personale. Lo step successivo è la messa in comune di tale sentire. E’ affascinante intuire un racconto nascosto dietro ogni scelta, per cui un ombrello, un foulard, una biglia, un ago, la fotografia di una scolaresca degli anni Cinquanta, una fontana o una sedia, un divano, una clessidra, persino un davanzale, un treno o il ricordo di esso, dei giocattoli, un microscopio, una lettera, la neve, le chiavi che aprono dei portoni, ancora l’acqua, una lampada o un cd possono diventare il tramite perfetto tra la Basilicata e chi la ascolta.

 

  1. OGGETTI ED EMOZIONI

identhingsInfine, il gioco degli oggetti narranti, per cui individuare quattro cose particolarmente adatte alla narrazione – uno scrittoio, un taccuino, una cornice e una valigia – e lasciare che esprimino un potenziale emotivo. Per alcuni, un taccuino è un oggetto affidabile, agile, introspettivo, solitario, allo stesso modo in cui uno scrittoio è pacifico, libero, meditativo e una valigia è tremante, triste oppure rassicurante, mutevole.

Eppure, convergono su questi quattro oggetti una comunanza di intenti, per cui lo scrittorio diventa un personaggio vecchio e saggio, simbolo di stasi e filo del tempo; la valigia è portatrice ideale dell’idea del viaggio, incerto ma affascinante; la cornice ha un che di triste perché finita, fissa, chiusa, ma anche sicura, solida; e il taccuino è giovane, leggero, con una vena malinconica connaturata a una certa mutabilità.

E’ una nuova geografia, un nuovo percorso a tappe, la ricerca di un oggetto fisico, vero, come accade nelle grandi avventure. Un oggetto che intendiamo trovare insieme e insieme montare. E voi riuscite a vederla così la Basilicata?

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